Image

Benvenuti alla Disfida del Drago

Immergetevi nella storia di Faenza attraverso i suoi Rioni, scoprendo le stirpi nobili, i motti e le leggende che hanno plasmato l'identità della nostra città.

Cos'è la "disfida del drago"?

È un torneo a squadre di Scherma storica, novità dell'edizione 2026 de "Le Manfrediane", in cui 5 squadre formate da 4 atleti ciascuna si sfidano in una formula di gara simil "staffetta" (come le gare a squadre di scherma alle Olimpiadi).

Le discipline della corrente edizione sono: spada a due mani, spada da lato e rotella, spada da lato e pugnale.

Perché "disfida del drago"?

La festa del Drago, da cui prende il nome il torneo, si celebrava nei tre giorni precedenti la festa dell’Ascensione; il terzo giorno una processione, guidata da un chierico portava lo stendardo con l’effigie del drago, partiva dalla Cattedrale, e dopo aver attraversato il Borgo Durbecco e la Porta dell’Ospitale, ora delle Chiavi, si dirigeva sulla via di S. Lucia delle Spianate fino ad una località, chiamata ancora dai vecchi d’un tempo Croce del Drago. Qui giunti, il sacerdote al termine della funzione, montato sulla base della Croce stessa, gettava lo stendardo con l’insegna del drago sulla folla dei ragazzi e dei bambini che si avventavano con foga sul trofeo lacerandolo per conquistarlo intero o almeno in piccola parte.

Questa manifestazione col tempo cominciò a perdere il suo significato simbolico e con il progressivo coinvolgimento degli adulti nella gara per la conquista del vessillo si esasperarono le rivalità e le contese fra gli uomini dei quartieri faentini tanto da provocare scandali, omicidi, e disordini tra la popolazione.

Fino a quando la gara era riservata “ai putti”, essa non provocò allarme e disordini, ma con il coinvolgimento degli uomini adulti si sviluppò la competizione esasperata fra i quartieri, e poiché il rione di Porta Ravegnana riportava sempre più spesso la vittoria conquistando il drago, scatenò ben presto le invidie e le gelosie dei membri degli altri quartieri cittadini.

Questi cominciarono per tempo a radunare uomini robusti e coraggiosi, pronti a menare le mani contro gli avversari, a cui risposero con una contro-mossa quelli del rione di Porta Ravegnana per evitare lo scorno e l’umiliazione della sconfitta e trionfare sui rivali coalizzati. Giunto finalmente il giorno della prova, “ognuno si vestì della sua livrea per esser distinto l’uno dall’altro, ed aveano abiti di panno lino, e di corame, con berettini in testa allacciati sino alla gola. Quei di Porta Ravegnana si tinsero sino il volto di color rosso, sì per distinzione dagli altri, sì per non aver a sbigottirsi in caso di sangue, che s’aspettavano s’avesse a spargere, et si avevano ordinato tra loro di voler levare loro il Drago dalle mani di chi lo portava nell’uscire che farebbe dal Duomo per fare la pugna più vicina al loro Quartiere ove avevano le case, nelle quali avevano uomini e armi ascose per soccorso in caso di bisogno. Quelli degli altri rioni vedendo quelli di Porta Ravegnana già schierati sulle scale della Cattedrale in attesa dell’uscita della processione fecero accorrere prontamente i loro seguaci che cominciarono a premere e ad aizzare gli avversari tanto che le scaramucce scoppiarono ben presto, prima che il drago comparisse sul sagrato. Chiosa il cronista “si accese la collera in ognuno, et lavorando il vino bevuto” ben presto la zuffa iniziata sulla scalinata della chiesa si estese alla piazza provocando gravi disordini che ebbero tra i protagonisti, un macellaio o beccaro, soprannominato il Vieta, “uomo fortissimo che con un pugno gettava morto un vitello” e un giovane di Porta Imolese, Girolamo Bettisi detto Ghiaro, altrettanto forte ma non quanto il primo. Infatti, nel corpo a corpo tra i due il Vieta con una scarica di pugni lasciò tramortito sul selciato il giovane del rione di Porta Imolese. La notizia del misfatto fece il giro della città e giunse subito al governatore e ai magistrati che fecero sgombrare immediatamente la piazza del Duomo e ordinarono di pubblicare prontamente un bando che, dietro la minaccia della confisca dei beni e della pena capitale, proibiva che il drago non si portasse più in processione né fuori dalla chiesa." (Dalle cronache di G. Zuccoli)

(Fonte e credi a Historia Faentina http://www.historiafaentina.it/Storia%20Medioevale/festadeldrago.html)

Le nostre squadre?... rioni e le loro casate

Situato a settentrione, il Rione Rosso affonda le sue radici nel Sobborgo Ganga, un'area documentata sin dal 1126 e inclusa nelle mura dai Manfredi nel XV secolo. Il nome "Ganga" deriva dal longobardo warengang, che indicava lo straniero o il pellegrino (advena) giunto per dimorare in città.


Le Casate


Stemma

VITTORI: famiglia originaria di Faenza che fra il 1445 e 1450 aveva la sua abitazione nella attuale via Campidori. Dei Vittori si ricorda in particolare Lionello, laureato in medicina nel 1473 divenne uno stimato medico negli studi sulla medicina infantile

Stemma

UBALDINI: antica e nobile famiglia che dal Mugello si diramarono fra Toscana, Marche e Il ramo di Faenza discende da Ugolino D’Azzo, dimorando in città dal XIII secolo

Stemma

PASI: antica e nobile stirpe che vantava guerrieri e prelati, tra cui un vescovo di Faenza, e si gloriava di avere dato i natali a Richelda, donna di elette virtù cristiane, che fu madre di Umiltà, ebbero nel Settecento una vera dinastia di cavalieri di Santo Stefano

Stemma

ROGATI: nobile famiglia ricordata nella storia di Faenza fin dai primi anni del ‘200 in opposizione ai Manfredi che tentavano di diventarne Signori. Stabilitisi poi in città la famiglia dei Rogati viene ricordata negli statuti del 1410 nel Lib.IV, rubr. 11 e 67 nell’eleco delle famiglie che si devono intendersi nobili

Stemma

ACCARISI: si hanno notizie dal tredicesimo secolo, di parte ghibellina lottò contro i guelfi Manfredi per il predominio di Faenza. Si trovarono perciò spesso alleati coi forlivesi, città ghibellina, ed in particolare con gli Ordelaffi

Nel rione verde antichi documenti attestano la presenza dei sostenitori dell’imperatore in questa zona di Faenza e, malgrado il dominio dei guelfi Manfredi,a sud di corso Mazzini si ergeva una volta anche la Rocca, l’unica fortezza posta a difesa della città, nella zona dell’attuale ospedale civile.


Le Casate


Stemma

MENGOLINI: l’albero genealogico dei Mengolini risale al XIII secolo. Il primo personaggio della famiglia di cui ci è noto il nome è Andriolo Sali, o dal Sale; tale era infatti il cognome originario della nobile casata faentina. Dopo la morte del celebre medico Mengolino, alla fine del XV secolo, i discendenti usarono sempre il patronimico “Mengolini”.Dall’inizio del XV secolo la famiglia si divise in due rami: il primo quello sopraccennato e il secondo quello dei Sali Diversi, che si estinse alla fine del 1600. In onore di Mengolino, morto nel 1486, il figlio Venerio fece erigere il bel monumento funebre che si trova sullo scalone dell’attuale Liceo Torricelli di Faenza, nel quale egli stesso si fece ritrarre in preghiera insieme al padre. Nell’attuale via Cavour, quello che oggi è Palazzo Zanelli Quarantini era il vecchio Palazzo dei Mengolini Sali. I Mengolini si estinsero alla fine del 1900 con Maria, ultima della famiglia, che, sposata Tassinari, morì negli anni ‘30.

Stemma

BARBAVARA: illustre famiglia a cui è tuttora intitolata una strada nel centro storico della città, nel luogo in cui i Barbavara ebbero le loro prime case. Originariamente il loro cognome era Baruffaldi, e Baruffaldo è appunto il nome del capostipite di questa casa, vissuto nella prima metà del 1200. Fino alla fine del XV secolo vari esponenti di questa famiglia ricoprirono ruoli di grande prestigio all’interno della comunità manfreda e, quando al tramonto del dominio veneziano subentrò a Faenza quello pontificio, Marco Antonio Barbavara, già ambasciatore a Firenze presso Lorenzo il Magnifico, fu eletto nel 1509 Governatore per la Santa Chiesa. Altri nomi illustri della famiglia furono Emiliano, uno dei firmatari dei patti tra Faenza e la Repubblica Veneta alla caduta del dominio di Cesare Borgia, Giovanni Battista, il cavalier Francesco e il figlio di lui, il cavalier Cesare. Avevano Arca con sepoltura gentilizia in San Francesco, in San Domenico e in Duomo.

Stemma

SEVEROLI: capostipite della famiglia agli albori del XIII secolo fu Severolo, ma il vero fondatore della fortuna della famiglia fu il cavaliere Andrea di Giacomo Battista. Ricchissimo, commerciava in drappi e aveva una bottega in Piazza; uno dei suoi figli fu figlioccio del duca di Milano che permise di inquartare nello stemma del potente mercante faentino il biscione dei Visconti. Discendenti di questa casata furono monsignor Africano, il primo ad essere insignito della dignità di Arcidiacono del capitolo dei canonici faentini, e Andrea, che partecipò alla compilazione dei nuovi statuti cittadini, favorevoli al governo papale. I Severoli raggiunsero il massimo dello splendore all’inizio del XIX secolo, quando l’arcivescovo Gabriele ottenne la porpora cardinalizia e fu Nunzio al Congresso di Vienna. Nella strada intitolata a loro nome, sussiste la dimora dei Severoli, opera dell’architetto G.B. Campidori.

Stemma

LADERCHI: i Laderchi cominciarono a distinguersi tra le altre casate del patriziato faentino nella prima metà del XVI secolo, col giureconsulto Pier Gentile, incaricato di ridigere i nuovi statuti della città per conformarli all’uso ecclesiastico. L’odierno palazzo Caldesi fu la vecchia dimora di famiglia, mentre quella successiva fu eretta alla fine del XVIII secolo all’angolo fra l’attuale corso Garibaldi e la Piazza, ed è opera di Francesco Tadolini. I Laderchi furono protagonisti del patriarcato locale nel Risorgimento con Francesco Laderchi e suo figlio Achille, schierati nelle file dei patrioti contro il dominio pontificio. Verso la fine dell’800 i Laderchi emigrarono definitivamente in seguito alla vendita del Palazzo ed il ramo sopravvissuto si stabilì a Ferrara ed a Brescia. Sopravvive il ramo dei conti Ruggeri Laderchi dimoranti attualmente a Roma, discendenti dalle nozze del nobile Cesare Ruggeri con la contessa Caterina Laderchi, i cui discendenti uniscono al cognome del padre quello della illustre, storica casata faentina.

Il Rione Giallo è il rione di Porta Ponte, una vera e propria fortificazione cittadina alta quasi trenta metri che accoglieva i visitatori provenienti dal Borgo, poi demolita a metà dell’Ottocento. collegamento del Rione Giallo con il casato dei Manfredi, signori di Faenza e sostenitori del pontefice..


Le Casate


Stemma

BARONCINI: la famiglia possedeva una casa nell’attuale via omonima. Per la loro importanza storica, si possono ricordare, in ordine cronologico, alcune figure di rilievo. Tra queste Barbara Baroncini, che nel 1542 sposò Fanino Fanin, poi condannato a morte per eresia. All’interno della stessa famiglia non mancarono poeti e oratori, tra cui Giuseppe, Porporino e Giovanni. È documentata inoltre la presenza di un Melchiorre, Priore della Compagnia della Morte, che nel 1538 ottenne la grazia per un condannato alla pena capitale. Alla medesima Compagnia fu legata anche Francesca, vissuta nel XVII secolo, ricordata come generosa benefattrice.

Stemma

NEGUSANTI: di questa antichissima famiglia la figura di maggior rilievo è Rosanese Negusanti, divenuta celebre come Sant’Umiltà. Quattro membri della nobile casata ricoprirono il ruolo di consigliere: Giovanni Filippo nel 1484, il dottor Andrea nel 1502, Giovanni Paolo nel 1506 e Antonio nel 1562. Il capostipite della famiglia sarebbe stato un certo Negusante, vissuto nel XII secolo, dal cui nome derivò il cognome stesso. Alla fine del XVI secolo un ramo della famiglia si trasferì a Fano, dove si inserì e si affermò tra la nobiltà locale.

Stemma

RAGNOLI: Presenti a Faenza fin dal XIV secolo, i Ragnoli furono una famiglia attiva soprattutto nel ceto notarile. Figura di spicco fu Nicolò, fidato tesoriere di Carlo Manfredi: tanto leale al suo signore che Galeotto, ritenendolo ostile alla propria Signoria, lo costrinse all’esilio a Lugo. L’ultimo, tragico capitolo della storia familiare si consumò nel 1508 con la morte di Camilla Ragnoli, moglie di ser Camillo, accusata di eresia. Impiccata alle finestre del palazzo comunale, il suo corpo venne poi arso; anche il marito, processato a Roma dal Santo Uffizio, subì la medesima sorte.

Stemma

VIARANI: anticamente noti come “Da Viarana”, furono tra i personaggi più influenti della metà del XV secolo. Ricoprirono incarichi di alto livello durante la Signoria di Astorgio II. Tuttavia, successivamente furono accusati di tradimento e allontanati da Faenza dal figlio di Astorgio, Carlo Manfredi. Da quel momento cospirarono contro la famiglia Manfredi, fino a partecipare all’organizzazione dell’omicidio di Galeotto. Dopo la caduta di Faenza, avvenuta nel 1501, Cesare Viarani entrò al servizio di Cesare Borgia come tesoriere. La famiglia si estinse alla fine del XVIII secolo.

Nel rione nero, nella parte settentrionale del contado si trovava anche il castello di Granarolo, fatto costruire nel 1317 da Francesco Manfredi per meglio presidiare la campagna fra Cotignola e Russi, che vede il proprio castellano e le proprie insegne presenti fra le fila del Rione Nero. Ma il vero cuore del Rione si trova fra le mura cittadine, dove sorgeva il Monte di Pietà (fondato nel 1491, funse per secoli da banca a basso interesse per i poveri e da tesoreria pubblica, dal 1510 prese sede affianco al Duomo) e soprattutto in Via della Croce, dal nome della Confraternita presente nel Quattrocento


Le Casate


Stemma

QUARANTINI: famiglia antichissima risale al 1159 in una pergamena che riporta i “Mazzi”. Lo stesso Maghinardo Pagani lasciò ai “nobili Mazzi” beni in Faenza. Quarantino Mazzi determinò il cambio di nome nel XV secolo con un acquisto di una cappella gentilizia in San Francesco. Famiglia di Giuristi, notai ed avvocati furono ascritti negli anziani della città e nel Quartiere di Porta Ravegnana. I Quarantini sopravvissero fin ai nostri giorni dando origine a legami con gli Zanelli, i Boschi, i Rondinini.

Stemma

CALDERONI: famiglia di antica nobiltà forese originaria di Granarolo e Cesato dove detenne terreni e potere per centinaia d’anni. In Faenza entrò nel Quartiere di Porta Ravegnana dove ha ancora sede il loro storico e grande palazzo. Magnati di città, contribuirono al finanziamento di opere come l’Arca di San Savino in Cattedrale. Avevano una cappella in San Francesco dedicata a S.Antonio che condivisero poi coi Torelli. Ser Gasparino di Cenne fu un castellano potentissimo all’epoca di Galeotto e suo avverso. I due grandi lumi della casata furono Gabriele definito “Celeberrimus Juris Doctor” che entrò nella Rota a Firenze e Bologna. Rissosi e violenti, stesero molte paci con famiglie del territorio. Nel 1554 ottennero il titolo di Conti dal Duca di Parma. Giovanni Evangelista fu il secondo celebre giurista della casata ottenendo incarichi in patria e in tutta Italia

Stemma

CITTADINI: famiglia probabilmente originaria del XIV secolo in Faenza da Cittadino. Da subito famiglia influente Gerolamo Cittadini II fu castellano della rocca di Faenza e consigliere degli Anziani. Tra i suoi figli il dott.Francesco fu priore nel 1470 sotto Carlo II. Antonio fu il più illustre della casata- Celebre filosofo, medico e fisico ebbe cattedre in Bologna, Pisa e Padova, fino a Parigi. Svariati membri del casato furono Priori, Anziani, canonici e membri influenti. La famiglia si estinse nel 1600. Nel Quartiere di Porta Ravegnana vi è ancora l’angolo del palazzo in spungone con il loro stemma

Stemma

TORELLI: casata originaria di Ferrara poi trasferita a Barbiano. In seguito alla distruzione del castello dei Conti di Cunio si trasferirono a Faenza nel XV secolo. Famiglia nobile e potente si erano affermati nel commercio di scarpe, da qui il suffisso “Pianellis”, entrarono subito nel patriziato come notai dando ben 8 generazioni consecutive con una fornita biblioteca annessa. Bartolomeo Torelli fondò il Monte di Pietà, fece da ambasciatore per Faenza nella guerra con Venezia e divenne un giurista famoso. Sua figlia Diamante difese la città durante l’assedio del Novembre del 1500 conquistandosi il titolo di eroina di Faenza. In San Francesco ebbero una cappella e si legarono alla spiritualità francescana essendo molti partecipi dl terz’ordine. Canonici e giuristi giunsero fino alle nostre date spostandosi di casa dallo storico palazzo in Porta Ravegnana.

L'Origine del nome "Durbecco" sconosciuta, oscilla tra l'ipotesi di una fortificazione ("duro becco") e radici idronimiche legate ai corsi d'acqua.
Fra’ Sabba da Castiglione: Figura centrale del Cinquecento faentino. Cavaliere, umanista e collezionista, trasformò la Commenda in un centro culturale, arricchendola di opere d'arte e scrivendo i Ricordi, un'opera didascalica di grande successo.


Stemma

Fra’ Sabba da Castiglione, religioso, letterato e umanista italiano, appartenente all’ordine dei Cavalieri Ospitalieri, nacque a Milano da nobile famiglia nel 1480.Fra’ Sabba si formò presso l’Università di Pavia, dove frequentò gli studi di legge, teologia e filosofia. Dopo un breve soggiorno a Mantova, nel 1505, ormai venticinquenne, decise di entrare nell’Ordine dei Cavalieri Gerosolimitani (poi Ordine di Malta), del quale divenne presto vice procuratore generale. Fino al 1508 fu a Rodi poi si trasferì a Roma, dove coltivò il suo amore per l’arte e la letteratura. Già appassionato ricercatore ante litteram di archeologia, riuscì a procurare, dal suo soggiorno egeo, a Isabella d’Este di Mantova, diversi marmi antichi. Nel 1515 lasciò la capitale dopo essere stato chiamato alla Commenda di Faenza, incarico che accettò per meglio dedicarsi a quegli studi che tanto amava, lontano dalla mondanità, dagli intrighi delle corti, e dalla vita militare. La Chiesa della Commenda (S. Maria Maddalena), detta anche “Magione”, situata nel Borgo Durbecco sulla via Emilia a Faenza, e risalente al XII secolo, all’arrivo di Fra’ Sabba, non versava in buona condizioni di manutenzione. Questo poiché i precedenti commendatori non l’avevano scelta come propria abitazione, destinando le rendite ad altri scopi. L'Architettura della Commenda: Un complesso fondato nel XII secolo per accogliere i pellegrini, caratterizzato da un chiostro rinascimentale, sale affrescate e la chiesa che conserva le spoglie di Fra' Sabba

Stemma

Squadra
Ordine degli Ospitalieri di San Giovanni di Gerusalemme: Il nome originario dell'ordine monastico-militare nato per l'assistenza ai pellegrini.
Membri della squadra
- cavaliere di San Giovanni
- massaro della Commenda
- commendatario
- capitano della Rocca di Oriolo

Organizzazione

Image

Patrocinio

Image